Dojinshi

Il mio articolo sui fumetti dojinshi [doujinshi] pubblicato dal sito Nipponico.com.

Dojinshi
Fumetti per passione
di Cristiano Martorella

9 giugno 2004. Dojinshi è l’abbreviazione della parola dojinzasshi che significa fanzine, ossia rivista prodotta amatorialmente dai fan di animazione e fumetto giapponese. Essa è composta dalle parole dojin (fan) e zasshi (rivista), quest’ultima abbreviata in shi.
Il dojinshi è arrivato anche in Italia sia nelle forme originali recensite e ristampate da alcune pubblicazioni sui manga e anime, sia in alcuni casi come produzioni amatoriali locali. Ma cos’è un dojinshi? Molto spesso il dojinshi è una parodia comica o erotica di un personaggio famoso di un manga, un anime o un videogioco. Quindi esso si presenta come un albo a fumetti. Perché i giapponesi si divertono a realizzare storie erotiche con i personaggi da loro adorati?
Il primo aspetto riguarda quel gusto del piccante e un po’ di morbosità che la stampa italiana conosce bene e applica con i personaggi in carne e ossa. Infatti la maggior parte delle riviste italiane sono pubblicazioni scandalistiche dedicate al gossip. Così nessuno si meraviglia della quantità di ragazze nude sulle copertine delle più diffuse riviste. I giapponesi si comportano nella stessa maniera con i personaggi dei manga, con la differenza che non recano alcun male o danno ai protagonisti che sono soltanto entità immaginate.
L’altro aspetto riguarda direttamente i manga e gli anime che hanno in sé elementi impliciti sessuali che trovano il giusto sviluppo nel dojinshi. La rappresentazione di sesso esplicito, nei limiti della legislazione nipponica, non costituisce motivo di turbamento per la mentalità giapponese che considera naturale l’attività sessuale. Così non avviene per la morale occidentale ancora fortemente repressiva, la quale considera il sesso come corruzione e peccato. Ciò spiega perché il dojinshi viene considerato in Occidente come qualcosa di perverso. Ciò viene aggravato dall’utilizzo del fumetto, un mezzo espressivo da sempre considerato non edificante, e a volte addirittura depravato. Se poi i personaggi raffigurati sono giovani, allora si assiste a reazioni isteriche di bigotti e falsi moralisti intenti a salvare la gioventù dalla corruzione del mondo. Così mentre si giustificano le violenze e lo sfruttamento dei più deboli da parte dei sedicenti liberatori, si perseguita la violenza descritta dalla narrativa che ha invece un valore altamente pedagogico. In questo modo la questione della libertà di pensiero e di espressione nei manga ha assunto in Italia l’aspetto di una lotta politica.
Un esempio di disinformazione e manipolazione è fornito da Anne Allison nel libro La bambola e il robottone. Ella ripresenta una vecchia teoria sostenuta da molti psicologi superficiali, secondo la quale la visione del cartone animato di Sailor Moon comporta il rischio che gli spettatori diventino effeminati. Il passo in cui Anne Allison spiega ciò è chiaro ed esplicito:

“[…] anche se i ragazzi difficilmente ammettono di leggere o vedere Sailor Moon alla televisione (o, meglio, di identificarsi con lei piuttosto che di vederla semplicemente come un oggetto sessuale), molti la guardano di nascosto e alterano di conseguenza i loro stessi modelli di eroismo e mascolinità.”(1)

Anne Allison non spiega perché questo inquietante fenomeno non è mai avvenuto e mai si è manifestato con le centinaia di eroine della letteratura, del teatro e della televisione (ricordiamo le amazzoni, Giovanna d’Arco, Leonora del Fidelio di Beethoven, Fantaghirò, e così via). Inoltre non fornisce nessuna prova concreta della sua aberrante teoria.
Altre teorie contro gli appassionati di manga e anime sono continuamente prodotte e raccolte in ponderosi volumi che si atteggiano ad analisi scientifiche, ma prive in effetti di ogni fondamento oggettivo.
In realtà ciò che spaventa è la possibilità che i fan realizzino indipendentemente opere culturali che non siano controllate dalle consuete istituzioni. Soprattutto indispettisce l’uso disinvolto degli elementi sessuali e l’estrema libertà degli autori. Veramente il dojinshi, e tutta la produzione erotica dei manga, costituisce un movimento di liberazione della psiche che viene slegata dai soliti schemi convenzionali. Adesso che è emersa la motivazione della realizzazione dei dojinshi, si capiscono bene anche i perché di tanta disapprovazione. Però la libertà non è qualcosa che ci viene donato dagli altri, piuttosto ci riguarda direttamente e va conquistata. In tal senso la questione dei manga è un’autentica lotta civile per un diritto di autodeterminazione dei giovani.

Note

1. Cfr. Gomarasca, Alessandro (a cura di), La bambola e il robottone, Einaudi, Torino, 2001, p. 155.

Bibliografia

Dessalvi, Stefano e Pollicelli, Giuseppe, Disegni leggeri, moralmente corrotti, in “Blue”, anno X, n. 110, luglio 2000.
Martorella, Cristiano, I fumetti del ciliegio in fiore, in “Il Golfo. Quotidiano dell’area sorrentina e Capri”, anno VI, 1 marzo 1996.
Martorella, Cristiano, La rivoluzione invisibile, in “Sushi”, n. 3, ottobre 1996.
Nove, Aldo, Techno kitsch, in “Happy Web”, n. 6, giugno 2001.
Prainito, Consuelo, Il Giappone postmoderno e i manga, in “Italia Giappone Oggi”, anno XV, n. 58, dicembre 1997.
Romanello, Elena, Due realtà nel mondo dei giovani, in “LG Argomenti”, anno XXXV, n. 4, ottobre-dicembre 1999.
Scozzai, Michele, La strana tribù del Giappone, in “Focus”, n. 95, settembre 2000.

Dojinshiultima modifica: 2009-01-12T12:01:00+01:00da yamatologo
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