La deflazione

Articolo pubblicato dal sito Nipponico.com alla voce Defure.

 

Defure: la spirale deflazionistica

di Cristiano Martorella

22 febbraio 2002. La parola giapponese “defure” è una abbreviazione di defureshon (adattamento dall’inglese deflation). Purtroppo è divenuta di uso abituale per l’economia giapponese a partire dall’ultimo decennio del XX secolo. In particolare, è stata usata l’espressione “shinkosei defureshon” (spirale deflazionistica) per descrivere la gravità della situazione nipponica.

Il premier Koizumi Jun’ichiro dichiarò, dopo un incontro a Tokyo con il presidente statunitense George W. Bush (18 febbraio 2002), che avrebbe varato una manovra per opporsi alla deflazione che affliggeva il Giappone. Il grido d’allarme di Koizumi era soltanto l’apice di una situazione che si protraeva da tempo. La recessione economica che si era manifestata a partire dal 1991, portava con sé anche questo fenomeno deflazionistico.

Prima di saltare a facili conclusioni partendo da considerazioni astratte e generiche, cerchiamo di definire meglio il problema che stiamo analizzando. Iniziamo, quindi, da una considerazione tecnica del fenomeno deflazionistico. La deflazione è il fenomeno opposto all’inflazione. Mentre l’inflazione è un aumento costante dei prezzi, la deflazione è una diminuzione del tasso di inflazione in negativo, e una costante diminuzione dei prezzi (ossia un indice negativo d’inflazione). Il fenomeno deflazionistico è piuttosto raro. Al contrario è stato un tasso d’inflazione troppo elevato a preoccupare i governi occidentali, in particolare nel 1973 a causa della crisi petrolifera. Fra il 1973 e il 1980, la crisi dell’economia occidentale è stata caratterizzata da un doppio fenomeno: forte inflazione e grave disoccupazione. Le politiche economiche per combattere l’inflazione ebbero degli interpreti particolari in Ronald Reagan e Margaret Thatcher. La politica economica statunitense degli anni ’80 (chiamata reaganomics) era fondata sulla diminuzione della pressione fiscale sulle imprese e i ricchi contribuenti. In modo simile, Margaret Thatcher risanava l’economia inglese smantellando il welfare state e diminuendo la spesa pubblica. In effetti il pericolo inflazionistico era già scongiurato all’inizio dell’ultimo decennio del XX secolo.

In Giappone la situazione ebbe dei bruschi capovolgimenti. Nel 1969 l’inflazione era intorno al 5,5. Nel 1970 raggiunse il 7,7. Nel 1972 il governo pianificò un incremento dell’inflazione per impedire l’apprezzamento dello yen. Così nel 1973 vi fu un deciso aumento dei prezzi, dal 7,5 al 10,5 fino a giungere al 12,5 nei primi tre trimestri. La crisi petrolifera degli anni 1973-1974 portò a un’inversione delle politiche monetarie, preferendo sopravvalutare lo yen mantenendo alta l’inflazione. Dopo il 1986 la crescita fu spinta dalla “bubble economy” (baburu keizai) attraverso una politica speculativa sui prezzi degli immobili e del mercato azionario. Il meccanismo si inceppò e nel 1991 il Giappone si ritrovò in una grave fase recessiva caratterizzata da un elevato debito pubblico e una contrazione della produzione. A causa di un inasprimento delle imposte (in particolare la tassa sui consumi, shouhizei) e una diminuzione della spesa pubblica, si erano create le condizioni per una forte deflazione.

Purtroppo questo fenomeno era involontario, e si trattava di una conseguenza della singolare recessione economica del Giappone. La forte contrazione della domanda interna e il ribasso della produzione erano fattori concomitanti (e già presenti) che si accoppiarono all’aumento delle imposte e alla diminuzione della spesa pubblica creando la spirale deflazionistica. Si deve considerare che la “bolla speculativa” degli anni ’80 aveva creato una grave anomalia, gonfiando a cifre astronomiche i prezzi degli immobili e creando, di conseguenza, un irrealistico mercato interno. A ciò si aggiunge la difficoltà a far crescere la domanda di importazioni. Quest’ultimo punto si ripercuote come problema poiché crea un’immobilità e una situazione stagnante del mercato.

C’è una questione delicata e importante che si è tralasciata: la funzione dell’inflazione nella produzione di profitto. Come è stato evidenziato da John Maynard Keynes, l’inflazione determina effetti redistributivi che si ripercuotono sul risparmio, gli investimenti, la produzione e l’occupazione. Se si tengono presenti queste relazioni, si può constatare un fenomeno osservato da alcuni economisti. Una moderata inflazione è benefica e fruttuosa per l’impresa. Infatti, le merci acquistate per la fabbricazione del prodotto, avranno un valore maggiore alla fine del processo di produzione. Ciò provoca un surplus di profitto sul prezzo del prodotto finale che subirà un aumento di prezzo immediato anche se le materie di fabbricazione erano in stoccaggio e pagate a un prezzo molto inferiore. Ciò significa che la deflazione giapponese si ripercuote negativamente sui profitti delle imprese in modo gravoso. In parte il danno viene ammortizzato dal fatto che da parecchi decenni molte imprese giapponesi adottano un sistema di produzione just in time che permette di affrontare crisi di questo tipo.

L’anomalia del fenomeno deflazionistico richiede una risposta radicale applicabile però in un periodo di lunga durata. Le condizioni economiche del Giappone non permettono nessun singolo rimedio. L’intera struttura economica, scossa dalla crisi, si sta muovendo in direzione di una riforma strutturale complessa. Come è stato osservato anche da numerosi analisti occidentali, non è sufficiente un unico intervento. Si dovrà intervenire su molti punti: svalutazione dello yen, politica monetaria della Banca del Giappone, riforme fiscali, nazionalizzazione delle banche, deregulation, privatizzazione delle imprese, fallimento delle imprese in passivo.

Ma il maggior sforzo da compiere sarà trovare soluzioni adatte al contesto giapponese, senza affidarsi a soluzioni prefabbricate occidentali, le quali si sono dimostrate inaffidabili come ha osservato l’economista Omae Ken’ichi. In conclusione, l’anomalia del fenomeno deflazionistico nipponico è un ulteriore indizio della particolarità dell’economia giapponese.

 

Bibliografia

Ikeya, Akira, Koizumi Calls Deflation Top Priority, in “The Nikkei Weekly”, 18 febbraio 2002, p.1.

Ito, Makoto, The World Crisis and Japanese Capitalism, Macmillan, New York, 2000.

Ito, Takatoshi [Itoh Takatoshi], The Japanese Economy, Massachusetts Institute of Technology, Cambridge (Mass.), 1992.

Okamura, Masahiro, Gendai Nihon keizai shisutemu no genryu, Nihonkeizai Shinbunsha, Tokyo, 1993.

Okabe, Naoaki, Policy-makers Should Aim to End Deflationary Spiral, in “The Nikkei Weekly”, 18 febbraio 2002, p.7.

Omae, Ken’ichi [Ohmae Kenichi], Il continente invisibile, Fazi Editore, Roma, 2001.

 

 

 

 

La deflazioneultima modifica: 2009-05-31T10:43:00+02:00da yamatologo
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